Disturbi alimentari

Si tratta di disturbi che impediscono, a chi ne è colpito, di mangiare in modo sano ed equilibrato. Gli studi sottolineano che tra i giovani, e soprattutto tra le ragazze, la preoccupazione per la forma e il peso corporeo è molto forte, ma l’incidenza dei disturbi alimentari veri e propri è fortunatamente meno alta.

Si stima che circa il 3% delle donne è affetta da bulimia nervosa e l’1% da anoressia nervosa,  mentre negli uomini la percentuale è pari ad un decimo di quella riscontrata nelle donne anche se è in aumento.

Accanto a questi quadri clinici più conosciuti esistono altri disturbi alimentari, tra i quali spicca, per la sempre maggiore diffusione, il disturbo da alimentazione incontrollata che è caratterizzata dal  frequente ricorso all’abbuffata come strategia privilegiata  per trovare sollievo dallo stress del vivere e dai sensi di vuoto o dalla noia.

Tra gli  altri disturbi che il DSM definisce “non altrimenti specificati” abbiamo la night eating sindrome, la vigoressia, l’ortoressia.

Nel 2003 Fairburn sulla base dell’osservazione di caratteristiche cliniche comuni nei vari disturbi del comportamento alimentare, ha presentato la teoria transdiagnostica   in cui li  riunisce in una unica area patologica caratterizzata da un comune nucleo patogeno: uno schema di autovalutazione disfunzionale caratterizzato dall’eccessiva importanza attribuita al peso, alle forme corporee e al controllo dell’alimentazione. Mentre le persone in genere valutano se stesse sulla base delle loro prestazioni e capacità in vari ambiti della vita, quelle affette da disturbi alimentari, valutano se stesse in modo esclusivo, o comunque predominante, sulla base del peso, delle forme corporee, e/o  del controllo dell’alimentazione.