Intolleranze ed allergie alimentari

Molto spesso si tende a confondere l’intolleranza con l’allergia alimentare, per capire meglio la
differenza tra le due condizioni è necessario focalizzare l’attenzione su alcuni punti fondamentali.
L’intolleranza alimentare, al contrario dell’allergia, non è una patologia in quanto non coinvolge il
sistema immunitario ma solo il sistema metabolico.
L’intolleranza induce una reazione lenta che è dovuta ad un deficit metabolico e può manifestarsi
anche dopo alcuni giorni dall’ingestione dell’alimento incriminato. La persona che è affetta da
intolleranza, non riesce ad assimilare e metabolizzare al meglio alcuni alimenti e se continua ad
essere esposta all’assunzione di cibi non idonei, può presentare disturbi cronici soprattutto
all’apparato gastrointestinale, come ad esempio meteorismo, dolore e gonfiore addominale, stipsi,
diarrea, ma anche emicranie, pruriti e palpitazioni. È importante in questi casi identificare in modo
repentino gli alimenti dannosi ed eliminarli in modo provvisorio dalla dieta del paziente, per poi
successivamente reintrodurli nelle giuste quantità, affinché il deficit metabolico provocato
dall’intolleranza venga completamente annientato ed il paziente può tranquillamente consumare
gli alimenti di cui era intollerante.
Le intolleranze più importanti e frequenti sono :
– intolleranza al lattosio
– intolleranza al glutine
L’allergia alimentare invece, è una patologia che induce una risposta immediata e talvolta
eccessiva del sistema immunitario. La reazione allergica, viene data dalla produzione di particolari
anticorpi specifici (IgE) che agiscono contro un dato alimento riconosciuto dall’organismo come
agente estraneo nocivo (allergene).La presenza di questi anticorpi determina il rilascio di istamina
(agente infiammatorio) che induce diverse reazioni nella persona quali orticaria, prurito e crisi
respiratorie; in questi casi è necessario intervenire eliminando completamente dalla dieta
l’alimento che ha provocato la reazione allergica e nei casi più gravi, intervenire con una terapia
farmacologica mirata.
dott.ssa Bruna Aloisi

Bigoressia o dismorfofobia muscolare

 

Si tratta di un disturbo alimentare che ha una prevalenza maggiore nel sesso maschile e particolarmente tra i frequentatori di palestre e appassionati di body building ed è caratterizzato dalla eccessiva preoccupazione di essere troppo magri e poco prestanti. L’individuo dedica tanto tempo al sollevamento pesi ed è frequente l’ossessione per la dieta che tende ad essere rigida e selettiva, a basso contenuto di grassi ed un elevato apporto di proteine. Può essere presente l’abuso di steroidi anabolizzanti, ormoni androgeni e integratori come la creatina, che possono determinare notevoli danni a carico del fegato, dei reni e a cui possono associarsi complicanze endocrine. Il soggetto con bigoressia si impegna in lunghissimi ed estenuanti allenamenti trascurando la carriera, le relazioni sociali ed altre possibili attività. Generalmente si osserva l’evitamento delle situazioni in cui è richiesta l’esposizione del corpo che viene vissuta sempre con disagio.

Trattamento dei disturbi alimentari (vedi come lavoriamo)

Ortoressia nervosa

È caratterizzata da una fissazione patologica sul consumo di cibi adeguati e salutari che può portare a malnutrizione e perdita di peso. Chi soffre di ortoressia ricerca con una eccessiva scrupolosità un cibo puro, sano e non contaminato per il timore delle conseguenze sulla salute di una alimentazione sbagliata. Queste persone sono terrorizzate dalla possibilità di contrarre malattie organiche attraverso l’alimentazione, per cui controllano scrupolosamente e selezionano i cibi che assumono. Sul piano fisico, l’estremo regime alimentare, escludendo importanti gruppi di alimenti e nutrienti conduce ad uno stato di malnutrizione con dannose conseguenze per la salute.

Generalmente chi ne soffre trascorre molto tempo a pianificare i pasti, procurarsi il cibo adatto e a prepararlo con pesanti conseguenze sul funzionamento socio-lavorativo. Le particolari abitudini alimentari rendono difficile per la persona frequentare chi non si alimenta come lui, per cui finisce con l’isolarsi.

Questo disturbo è maggiormente diffuso nel sesso maschile

Night Eating Sindrome o Sindrome da alimentazione notturna

La Night Eating Sindrome è caratterizzata dalla presenza di scarso appetito durante la giornata e ricorrenti episodi di eccessiva alimentazione notturna dopo un pasto serale normale, arrivando a consumare più del 50% dell’introito calorico giornaliero durante la notte. E’ presente la consapevolezza e il ricordo di tali episodi. Il sonno di queste persone è disturbato e riferiscono di dover mangiare per riuscire a dormire. La night eating sindrome sembra essere legata allo stress ed è spesso associata a depressione e ansia. Tale problema riguarda il 2% della popolazione generale. Studi recenti hanno rilevato che la sindrome è riscontrabile anche in bambini di 6 anni, è più comune nei giovani dai 18 ai 30 anni e meno frequente tra gli adulti di età superiore ai 65 anni.

Il binge eating disorder o disturbo da alimentazione incontrollata

Il binge eating disorder è presente in circa il 30% dei soggetti che richiedono un trattamento per l’obesità e nel 4% dei soggetti obesi in genere. Si manifesta con ricorrenti abbuffate che non sono seguite sistematicamente dalle condotte compensatorie inappropriate (vomito autoindotto, digiuno, eccessivo esercizio fisico, abuso di lassativi o diuretici) come invece avviene nella bulimia. Inoltre, a differenza della bulimia, non è presente la dieta ferrea né prima, né dopo l’abbuffata. Mentre le persone con bulimia considerano il cibo come un nemico da combattere (non vorrebbero mangiare, ma l’ eccessiva restrizione calorica le induce ad abbuffarsi), le persone con DAI considerano il cibo come un alleato capace di consolare nei momenti di tristezza e gratificare ulteriormente nei momenti di gioia, ma che presenta degli sgradevoli effetti secondari costituiti dal senso di colpa per l’abbuffata e i chili di troppo. Queste continuerebbero volentieri ad abbuffarsi se questo non comportasse un aumento di peso. I buoni propositi di smettere e mettersi a dieta sono regolarmente disattesi. Mentre le pazienti con bulimia e anoressia coltivano la speranza di riuscire a controllare il cibo e il loro peso, il paziente con disturbo da alimentazione incontrollata ha un atteggiamento di passività e pensa di non avere il controllo sulla sua alimentazione.

L’abbuffata rappresenta sia un mezzo per diminuire tristezza e ansia, sia una gratificante fonte di sensazioni piacevoli facilmente disponibile.

Bulimia nervosa

La bulimia nervosa si caratterizza per la presenza almeno due volte la settimana per tre mesi consecutivi:

· di frequenti abbuffate compulsive (consumo di eccessive quantità di cibo in un periodo di tempo definito, ad esempio 2 ore, con la sensazione di perdere il controllo, vale a dire avendo l’impressione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare che cosa e quanto si sta mangiando);

· ricorrenti condotte di compenso che vengono messe in atto dopo le abbuffate come il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi o diuretici, digiuno o eccesso di attività fisica;

· forte preoccupazione per il peso e l’aspetto fisico, accompagnate da insoddisfazione per proprio corpo.

· L’autostima e il valore personale sono legate all’aspetto fisico.

Esistono due sottotipi di bulimia nervosa :

– con condotte di eliminazione in cui dopo l’abbuffata seguono regolarmente il vomito autoindotto, oppure assunzione di lassativi o diuretici;

– senza condotte di eliminazione in cui i comportamenti di compenso sono il digiuno abbinato ad un eccessivo esercizio fisico.

Sia nell’anoressia che nella bulimia si individuano caratteristiche psicologiche affini: la scarsa autostima, la forte preoccupazione per il peso e le forme corporee, l’incapacità di identificare e gestire efficacemente le emozioni, un più o meno elevato grado di perfezionismo, pensiero assolutistico del tipo tutto o nulla ( gli eventi o le cose sono positivi o negativi escludendo le vie di mezzo).

Anoressia nervosa

I principali segnali che caratterizzano l’anoressia nervosa sono:

· un severo dimagrimento e il rifiuto di mantenere il peso intorno ai valori normali relativamente all’età e alla statura;

· una intensa paura di ingrassare che conduce a comportamenti alimentari restrittivi che iniziano con il rifiuto di mangiare determinati cibi, fino all’eliminazione di intere categorie di alimenti ( ad es. i carboidrati, i grassi …);

· commenti autosvalutanti relativi al proprio corpo percepito come troppo grasso nonostante l’evidente magrezza;

· la perdita di peso, la dieta, il cibo diventano la preoccupazione principale della persona, che inizia ad isolarsi dalla famiglia e dagli amici, anche per evitare tutte le occasioni sociali che comportano il mangiare.

Esistono due sottotipi di anoressia nervosa:

– anoressia nervosa con restrizioni in cui i sintomi principali sono il rifiuto del cibo e il digiuno, a volte associati ad eccessiva attività fisica;

– anoressia nervosa con abbuffate e condotte di eliminazione caratterizzata da abbuffate e/o comportamenti finalizzati, insieme al digiuno, ad evitare l’aumento di peso come ad esempio il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi o diuretici.

Chi soffre di anoressia nervosa nega a se stessa e agli altri di avere un problema. il suo obiettivo è quello di raggiungere un dimagrimento sempre più importante.

Disturbi alimentari

Si tratta di disturbi che impediscono, a chi ne è colpito, di mangiare in modo sano ed equilibrato. Gli studi sottolineano che tra i giovani, e soprattutto tra le ragazze, la preoccupazione per la forma e il peso corporeo è molto forte, ma l’incidenza dei disturbi alimentari veri e propri è fortunatamente meno alta.

Si stima che circa il 3% delle donne è affetta da bulimia nervosa e l’1% da anoressia nervosa, mentre negli uomini la percentuale è pari ad un decimo di quella riscontrata nelle donne anche se è in aumento.

Accanto a questi quadri clinici più conosciuti esistono altri disturbi alimentari, tra i quali spicca, per la sempre maggiore diffusione, il disturbo da alimentazione incontrollata che è caratterizzata dal frequente ricorso all’abbuffata come strategia privilegiata per trovare sollievo dallo stress del vivere e dai sensi di vuoto o dalla noia.

Tra gli altri disturbi che il DSM definisce “non altrimenti specificati” abbiamo la night eating sindrome, la vigoressia, l’ortoressia.

Nel 2003 Fairburn sulla base dell’osservazione di caratteristiche cliniche comuni nei vari disturbi del comportamento alimentare, ha presentato la teoria transdiagnostica in cui li riunisce in una unica area patologica caratterizzata da un comune nucleo patogeno: uno schema di autovalutazione disfunzionale caratterizzato dall’eccessiva importanza attribuita al peso, alle forme corporee e al controllo dell’alimentazione. Mentre le persone in genere valutano se stesse sulla base delle loro prestazioni e capacità in vari ambiti della vita, quelle affette da disturbi alimentari, valutano se stesse in modo esclusivo, o comunque predominante, sulla base del peso, delle forme corporee, e/o del controllo dell’alimentazione.

Come valutare il proprio peso

 

Per la valutazione del proprio peso si ricorre al BMI che da una approssimativa idea della propria situazione, in quanto non consente di discriminare tra massa magra e massa grassa. Per la stima di tali parametri è necessario effettuare una visita specialistica.

Conoscere i valori antropometrici di peso e statura ci permette di valutare, attraverso un semplice calcolo, la situazione dell’individuo determinando l’indice di massa corporea (BMI). Una sana alimentazione ed uno stile di vita attivo aiutano, senza ombra di dubbio, a trovarsi in una condizione “Normopeso”.

BMI=Peso/altezza2(Kg/m2)

tabella1

Obesità e sovrappeso

Negli ultimi decenni si assiste ad una sempre maggiore diffusione di sovrappeso e obesità con notevoli ricadute negative sullo stato di salute. Tale fenomeno deriva dalla combinazione complessa di molti fattori. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare la predisposizione genetica incide solo per il 25-40%, mentre un notevole peso assumono i fattori comportamentali e psicologici:

eccessivo introito di grassi e calorie

ridotti livelli di attività fisica

problemi psicologici (fame emotiva, stress, disturbo da alimentazione incontrollata)

cambiamenti sociali (matrimonio, nascita di un figlio, nuovo lavoro, cambiamenti di clima)

eccessiva assunzione di alcol

Vanno poi citati i fattori ambientali e le influenze sociali come l’aumento della disponibilità di cibo, l’ aumento della sedentarietà, i media che pubblicizzano cibo.

Secondo i dati dell’Oms, globalmente nel 2008, 1,5 miliardi di adulti al di sopra dei 20 anni erano in sovrappeso e, di questi 200 milioni di uomini e circa 300 milioni di donne erano obesi. Mentre in passato tali problemi erano considerati esclusivi dei paesi ricchi, questi sono ora in crescita anche nei Paesi in via di sviluppo. In particolare, l’obesità infantile ha raggiunto livelli allarmanti: nel 2010, è stimato che circa 43 milioni di bambini sotto i 5 anni di età erano in sovrappeso e di questi circa 35 milioni vivevano in Paesi a basso e medio reddito. I dati sono preoccupanti in quanto un bambino obeso rischia di diventare un adulto obeso e dunque a rischio di serie patologie. Le ricadute sulla salute fisica riguardano essenzialmente l’apparato cardiovascolare, apparato gastrointestinale, apparato endocrino.

Trattamento (vedi come lavoriamo)